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E’ possibile coniugare velocità e lentezza, integrare infrastrutture e arte, realizzando un museo diffuso e gratuito lungo 18 chilometri? E se è possibile, è anche utile?

Napoli è il comune con la più alta densità tra le città capoluogo italiane: 8310 abitanti per kmq. Una densità abitativa superiore del 15% rispetto a quella di Milano. Entrambe le città sono dotate di linee metropolitane, ma ancora oggi interessate da criticità rilevanti di mobilità urbana e trasporto pubblico locale. Se a Napoli ci sono 0,8 Km ogni 10.000 abitanti, a Milano i Km ogni 10.000 abitanti sono 0,7. Nel capoluogo campano ci sono 1,16 fermate ogni 25.000 abitanti, nel capoluogo lombardo sono 1,92. A Napoli quindi, pur registrandosi un potenziale di rete metropolitana (km/10.000 ab) lievemente più elevato (+14%) rispetto a Milano, l’accessibilità alla rete (n.fermate/25.000 ab) risulta sostanzialmente più bassa (-36%). Alla città di Napoli, più che di ulteriori Km di rete metropolitana, occorrono più stazioni, più luoghi di accessibilità alla rete.

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Più stazioni allora, ma di che tipo?

Max Ernst affermava che tutte le buone idee arrivano grazie ad un’opportunità e Napoli rappresenta un caso di eccellenza internazionale sul tema delle stazioni metropolitane. La linea 1, oggi attiva con 17 fermate da Piscinola a Piazza Garibaldi, e la linea 6, oggi attiva con 4 fermate da Mergellina alla Mostra d’Oltremare, sono un esempio unico di integrazione tra infrastrutture, riqualificazione e rigenerazione urbana, che nasce tra architettura, storia della città e arte contemporanea. Fra le 21 stazioni c’è anche la stazione Toledo, premiata dalla Cnn come Stazione metropolitana più bella d’Europa.

Le stazioni accolgono, in un progetto architettonico unitario e coordinato, 180 opere di artisti contemporanei, da Kounellis a Pistoletto, da Paladino a Mario Merz e Bob Wilson. Sono chiamate stazioni d’arte e sono l’esito felice dell’applicazione della Legge del 29 luglio 1949, n.717 “Norme per l’arte negli edifici pubblici” che destina ad opere d’arte il 2% dell’importo complessivo degli edifici pubblici.

Qui, quotidianamente, si viaggia verso e attraverso l’arte, in un museo di arte contemporanea destrutturato e diffuso nella città che ogni anno è visitato gratuitamente (non c’è sovraprezzo al titolo di viaggio) da oltre 44 milioni di viaggiatori/visitatori. E’ il museo più visitato del mondo. Il Louvre, per intenderci, ogni anno accoglie poco meno di 10 milioni di visitatori.

Attraversare le stazioni dell’arte sorprende.

La stazione Toledo, progettata dall’architetto spagnolo Oscar Tusquets, è alle porte dei Quartieri Spagnoli, uno dei quartieri più popolari e fragili della città. Negli spazi che conducono verso i binari della metropolitana, situati a 60 m di profondità, la stazione accoglie la storia e l’arte contemporanea. E tra i reperti archeologici della fortificazione di epoca aragonese (XV sec.) e del neolitico finale (V millennio a.C.), tra i mosaici di William Kentridge, la galleria del mare di Bob Wilson, le foto di Oliviero Toscani e di Achille Cevoli, ci sono anche gli sguardi di adulti e bambini: tanti di loro abitano nei Quartieri Spagnoli, sguardi sorpresi di fronte alla bellezza, all’arte.

Ma quanto costa realizzare tutto questo?

La linea 1 è costata ad oggi oltre 1,4 miliardi euro. Ed è stimabile che circa 28 milioni di euro siano stati destinati alle opere d’arte. Nulla se si pensa che, ad esempio, il MAXXI – Museo d’Arte Contemporanea di Roma è costato “solo” 150 milioni ed ha accolto nel 2010, anno di apertura, 476.000 visitatori per poi declinare a poco più di 300.000 nel 2013.

Perché spesso le buone idee non hanno bisogno di risorse ingenti per essere realizzate.

Anche a Napoli.

Stazione Toledo / 1

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