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La giornata, lungo le strade di Lampedusa, inizia presto. Il traffico è intenso. Dall’alba a tarda notte. Lungo la via che porta a capo Levante, circondati da muri a secco e macchia mediterranea, come lungo la banchina di levante, lì sotto la pista dell’aeroporto, a girar tra pescherecci e TIR in attesa del traghetto per Porto Emdepocle.

A Lampedusa si va in giro in auto, scooter, in pulmino. A Lampedusa si noleggia qualsiasi mezzo di locomozione terracqueo. Si trasportano ogni genere di merci, compresi i turisti.

A piedi, o in bici, si vedono solo pochi turisti, che qualificheremo ecologici nelle ore più fresche e arditi o incoscienti in quelle più calde.

Autovetture, jeep, motocicli, moto enduro, scooter a miscela o elettrici, bici, moto acquatiche, tender, barche da diporto, velieri. Tutto è disponibile.
A Lampedusa puoi girare l’isola anche noleggiando un’auto storica. Ce ne sono tante, e tutte dello stesso modello. Qui, a poche miglia dalla Tunisia, ci sono quasi tutte le Citroen Méhari immatricolate in Italia.

Auto spartana la Méhari, detta anche “spiaggina”, prodotta dal 1968 al 1987, costruita sul pianale della 2CV, con la meccanica della Dyane, pannelli in ABS grecati insieme ad un tendalino con centine amovibile, il tutto assemblato su un motore ad alta resistenza alla sabbia, meccanica semplice e bassa manutenzione. La Méhari non patisce i segni della ruggine e le scalfiture di verniciatura.

La Méhari è perenne: come quest’isola.

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